Un presunto accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, annunciato da Donald Trump, è stato immediatamente smentito da Teheran, gettando ombre sulla sua effettiva ratifica. Il presidente americano ha dichiarato giovedì 11 giugno 2026 che un memorandum d'intesa sarà siglato dal vicepresidente JD Vance in Europa a partire da sabato 13 giugno. Tuttavia, l'assenza di una conferma ufficiale iraniana e il netto rifiuto di Teheran sollevano seri dubbi sulla reale portata dell'intesa.
Le dichiarazioni di Trump e l'assenza di conferma iraniana
Nel corso di una dichiarazione alla stampa, il leader della Casa Bianca ha definito l'intesa come "ottima", sottolineando che l'Iran avrebbe accettato di non sviluppare o acquisire armi nucleari. Trump ha espresso convinzione che il leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, abbia approvato le condizioni imposte da Washington. "Stavamo colpendo con molta forza negli ultimi tre giorni. Avremmo colpito ancora più forte stanotte", ha affermato il presidente, aggiungendo che gli Stati Uniti avevano illustrato nei dettagli le loro capacità, poiché l'Iran non dispone di una marina o di un'aeronautica in grado di reagire. Nonostante il tono trionfalistico, nessuna fonte ufficiale iraniana ha corroborato la narrazione americana.
Il nodo nucleare e la pressione militare
In precedenza, Washington aveva cancellato i bombardamenti programmati contro obiettivi in Iran, come annunciato dallo stesso Trump sul suo social network Truth Social. Secondo il leader repubblicano, le trattative sono state condotte direttamente con il leader supremo iraniano e i termini finali hanno ricevuto l'approvazione di tutti gli 11 paesi partecipanti al processo di mediazione. Il movimento suggerisce che un accordo è stato negoziato sotto forte coercizione militare, con gli Stati Uniti che hanno sospeso attacchi imminenti in cambio di concessioni. Trump ha sottolineato che l'apertura dello Stretto di Ormuz avverrà "ufficialmente non appena firmeremo", indicando che la libera circolazione delle navi cisterna è uno dei punti centrali dell'intesa.
Stretto di Ormuz: versioni contrastanti
Trump ha affermato che lo Stretto di Ormuz era già aperto per le navi americane, ma questa dichiarazione è stata prontamente smentita dall'Iran. Mercoledì 10 giugno, il presidente repubblicano aveva dichiarato che 200 navi cisterna statunitensi avevano attraversato la via dopo una missione segreta delle Forze Armate americane. La rotta marittima, cruciale per il trasporto globale di petrolio, è stata a lungo un punto di attrito tra le due nazioni. La versione di Washington contrasta nettamente con quella di Teheran, che insiste sulla mancata liberalizzazione unilaterale del traffico nello stretto.
Il ruolo di Qatar e Pakistan come mediatori
Secondo l'agenzia Tasnim, legata alla Guardia Rivoluzionaria iraniana, l'intesa non è stata annunciata ufficialmente. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che il Qatar e il Pakistan stanno fungendo da mediatori, ma che gli ostacoli provengono proprio dagli Stati Uniti. "L'andamento delle trattative era chiaro per noi fin dall'inizio, e la maggior parte del testo era già stato finalizzato, ma gli americani hanno continuato a cambiare posizione. L'Iran ha dimostrato di non essere disposto a cedere sulle sue linee rosse", ha affermato Baghaei. La dichiarazione indica che, nonostante la mediazione, la fiducia tra le parti rimane precaria.
Il ruolo dei due paesi intermediari, citati dal diplomatico iraniano, mostra che le trattative si svolgono su canali multipli, ma le divergenze persistono. Mentre Trump cerca di capitalizzare politicamente l'annuncio, il regime iraniano adotta una posizione cauta, evitando di validare qualsiasi compromesso che possa apparire come una resa alla pressione militare americana. L'incertezza potrebbe prolungare la crisi in Medio Oriente, mantenendo il rischio di nuovi scontri. L'assenza di una ratifica formale da parte di Teheran lascia il futuro dell'accordo in un limbo diplomatico.
L'agenzia Tasnim ha citato "fonti iraniane" che affermano che "nessun accordo è stato finalizzato e che qualsiasi affermazione in tal senso è nulla fino a quando non sarà ratificata in Iran". Questa netta smentita contrasta con l'ottimismo di Washington. Il portavoce Baghaei ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno modificato ripetutamente i termini, rendendo difficile un'intesa definitiva. La posizione iraniana suggerisce che il vero ostacolo non è il contenuto del testo, ma la volontà di cedere sotto coercizione.
