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Trump chiude allo sblocco degli attivi iraniani prima dell'intesa e minaccia una guerra 'brutale'

Victória dos Santos de Sá
Trump chiude allo sblocco degli attivi iraniani prima dell'intesa e minaccia una guerra 'brutale'

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che non permetterà lo sblocco degli attivi iraniani detenuti all'estero fino a quando non sarà raggiunto un accordo con Teheran. Intervistato dalla rete NBC, il leader repubblicano è stato categorico: nessuna concessione finanziaria preventiva. "Se agiranno correttamente, se faranno un buon lavoro", ha specificato, riferendosi a una valutazione successiva all'intesa. La dichiarazione arriva in un momento delicato, in cui l'Iran chiede proprio il congelamento delle sanzioni e il recupero dei fondi bloccati. Questo rifiuto segna una linea dura che potrebbe definire gli esiti del negoziato.

Condizioni di ferro per il dialogo

Trump ha condizionato qualsiasi alleggerimento finanziario al comportamento futuro della Repubblica islamica. "Se agiranno correttamente, se faranno un buon lavoro", ha ripetuto, lasciando intendere che la valutazione avverrà solo dopo la firma di un'intesa. Nel frattempo, secondo una fonte vicina ai colloqui, il Dipartimento del Tesoro americano sta esplorando una ipotesi alternativa: utilizzare proprio quei fondi congelati per risarcire i paesi del Golfo dei danni subiti a causa di attacchi iraniani. Questa mossa rivelerebbe la complessità delle trattative, dove il denaro bloccato diventa un elemento strategico centrale.

Compensare i danni ai paesi del Golfo

L'idea di destinare gli attivi iraniani a risarcimenti verso le nazioni del Golfo aggiunge un ulteriore livello di tensione. I fondi, già oggetto di contesa, potrebbero trasformarsi in uno strumento di pressione politica. Non è chiaro se Teheran accetterà una simile riallocazione, che di fatto priverebbe il paese di risorse cruciali. La proposta, però, dimostra come Washington cerchi di sfruttare ogni leva disponibile per ottenere vantaggi diplomatici.

L'uranio arricchito, nodo centrale del negoziato

Il presidente americano ha anche affrontato la questione del uranio arricchito iraniano, uno dei punti più spinosi. Ha affermato di conoscerne l'esatta ubicazione e ha detto di volerlo recuperare in un modo o nell'altro, senza però specificare se invierà truppe per questa missione. "Se raggiungeremo un accordo, ora che siamo in buoni rapporti, agiremo insieme. Sarà materiale nostro. Lo rimuoveremo e lo distruggeremo, sia lì che altrove", ha dichiarato. Il segretario di Stato Marco Rubio ha ammesso che la questione è "chiaramente affrontata" nei negoziati, ma ha riconosciuto che Teheran non ha ancora dato il suo assenso.

Rimozione e distruzione del materiale

Trump si è mostrato determinato a eliminare le scorte di uranio arricchito, definendole "nostro materiale" in caso di accordo. La sua posizione implica una stretta cooperazione con l'Iran per la distruzione congiunta, ma lascia aperti molti interrogativi. Rubio, intervenendo pubblicamente, ha confermato che il dossier dell'uranio è sul tavolo, ma non ha nascosto le difficoltà. L'assenza di una risposta positiva da parte iraniana rende incerto il proseguimento delle trattative su questo fronte.

La minaccia di un'azione militare 'brutale'

Trump non ha escluso un'offensiva armata qualora le conversazioni fallissero. "Se non raggiungeremo un accordo, li neutralizzeremo militarmente in modo molto brutale", ha avvertito. Ha aggiunto che aspetterà prima di decidere, ma ha garantito: "In ogni caso, saremo al sicuro". Il presidente ha anche dichiarato di voler mantenere le truppe statunitensi nella regione fino a quando i negoziati non saranno "conclusi". Nonostante un cessate il fuoco fragile, le ostilità sono riprese negli ultimi giorni, in particolare intorno allo Stretto di Ormuz, via d'acqua strategica controllata da Teheran.

In questo scenario, Trump ha valutato positivamente la nuova dirigenza iraniana, guidata da Mojtaba Khamenei, subentrato al padre Ali Khamenei. Il presidente americano lo considera "più razionale e molto intelligente", e si è detto aperto a colloqui diretti. "Lo farei se lui volesse", ha affermato, pur precisando di non aver ancora parlato con il nuovo leader. Quanto alla localizzazione di Khamenei, Trump ha risposto in modo vago: "C'è una buona possibilità che lo sappia". Secondo il presidente, le due parti sono "molto vicine" a un accordo, ma il destino dell'uranio rimane l'ostacolo principale. "Andremo avanti con loro o senza di loro. Ma non tollereremo di essere colpiti", ha concluso.

Il punto di vista di The Premise News: Questa dichiarazione di Trump segna una linea dura che potrebbe accelerare o far naufragare i negoziati. Non è in gioco solo il programma nucleare iraniano, ma anche l'equilibrio di potere nel Golfo e la sicurezza di rotte marittime vitali. Il rifiuto di sbloccare gli attivi prima dell'intesa rivela una scommessa massimalista, in contrasto con la disponibilità a cooperare sulla distruzione dell'uranio. Questa tensione tra condizioni preliminari e cooperazione futura definisce il momento attuale. I lettori dovrebbero osservare se Teheran accetterà la proposta di utilizzare i propri fondi per risarcire i paesi del Golfo – una mossa che potrebbe ridefinire alleanze regionali. Soprattutto, la possibilità di un'azione militare "brutale" rimane concreta, rendendo le prossime settimane cruciali per evitare un'escalation ancora più pericolosa.

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